TUMORI ALLA PIRELLI, NOVE
CONDANNE A TORINO
(ANSA) -
TORINO, 1 OTTOBRE 2008 -
Si è chiuso con nove condanne e sei assoluzioni il processo,
TORINO, 1 OTTOBRE 2008 -
Si è chiuso con nove condanne e sei TORINO, 1 OTTOBRE 2008 -
Si è chiuso con nove condanne e sei assoluzioni il processo,
celebrato dal tribunale di Torino,
per i tumori di sospetta origine professionale che colpirono ex
lavoratori nello stabilimento di Settimo Torinese della Pirelli.
La causa riguardava il decesso di quattordici persone e le
malattie lamentate da altre dieci.
Il giudice Giorgio Gianetti ha inflitto la pena più elevata (due
anni e otto mesi)
a due ex direttori di stabilimento.
Le assoluzioni riguardano dirigenti che hanno ricoperto le loro
cariche solo per brevi periodi e, quindi, non sono stati
ritenuti responsabili.
La pubblica accusa è stata sostenuta dal pm Gabriella Viglione
sulla scorta di indagini coordinate dal procuratore Raffaele
Guariniello.
La causa riguardava il decesso di quattordici persone e le
malattie lamentate da altre dieci.
Il giudice ha accolto la tesi della Procura che ha messo in
relazione le patologie con sostanze nocive
(adoperate durante la lavorazione) come idrocarburi, amine
aromatiche, amianto.
Le parti civili sono state risarcite.
Tumori alla Pirelli, nove condanne da
dalla www.laRepublica.it
Quattordici operai uccisi dai veleni: i dirigenti sapevano e
tacquero
di Lorenza Pleuteri
Lo stabilimento di Settimo Torinese
«Contenta» è un aggettivo che il pubblico ministero Gabriella
Viglione non può e non vuole usare.
C´è stato e c´è ancora troppo dolore, per 14 lavoratori uccisi
da tumori ai polmoni e alla vescica e per 10 colleghi consumati
dal cancro.
Ci sono famiglie distrutte.
C´è la storia di dirigenti e manager che in nome della
produzione e del profitto hanno calpestato i diritti elementari
dei dipendenti.
Ma la sentenza di ieri, letta in un´aula con le panche per il
pubblico vuote, è di quelle destinate a fare storia.
Il «processo Pirelli uno - il primo scaturito dalla serie di
inchieste avviate a Torino dal procuratore aggiunto Raffaele
Guariniello -
si è chiuso con nove condanne, sei assoluzioni e la
dichiarazione di improcedibilità per l´imputato centenario
deceduto.
Il giudice Giorgio Gianetti, limando le richieste dell´accusa,
riconoscendo la non colpevolezza per alcuni capi di imputazione
e la prescrizione per altri, ha inflitto pene comprese tra tre
mesi e due anni e otto mesi.
Per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, inosservanza
delle norme di sicurezza e di tutela della salute.
Sono stati ritenuti responsabili dei reati acclarati
amministratori delegati e dirigenti di lungo corso.
Hanno ottenuto l´assoluzione i vertici aziendali con incarichi
brevi.
Le attenuanti generiche, diversamente da come avrebbe voluto il
pm Viglione, sono state accordate, compensate con le aggravanti.
Nei capannoni torinesi della Pirelli, è stato dimostrato,
l´aria era ammorbata da vapori velenosi,
ammine,
idrocarburi policiclici aromatici,
nerofumo,
fibre d´amianto.
Non c´erano impianti di aspirazione.
I responsabili della società e delle fabbriche sapevano, i
medici interni pure.
Però le informazioni, contenute in rapporti interni sequestrati
durante il sequestro disposto all´inizio delle indagini,
venivano tenute segrete.
In via Lanzo, alla Accessori industriali, allo stabilimento
Vetture e alla ex Ceat
le sostanze insidiose venivano chiamate con nomi di città e di
fantasia, per celare rischi e pericolosità.
Per decenni tutto è passato sotto silenzio.
Poi le denunce hanno cominciato ad arrivare,
anche grazie all´Osservatorio sulle malattie professionali
creato dal procuratore Guariniello.
Via via sono state avviate inchieste gemelle. Il «Pirelli bis» è
in fase di udienza preliminare, il «ter» prossimo alla chiusura.
E le nuove segnalazioni da vagliare sono decine.
Una strage silenziosa e senza fine.
«L´ufficio - commenta lo stesso Guariniello - è soddisfatto per
il risultato ottenuto.
L´ipotesi accusatoria è stata recepita dal giudice.
Ed è stata confermata la linea seguita, adeguata ai
pronunciamenti della Cassazione.
I tumori professionali possono costituire reati perseguibili
penalmente, i processi si possono fare.
Il riconoscimento di questo avrà importanti effetti sulle cause
future».
I parenti dei morti e dei malati sono stati risarciti prima
dell´epilogo in aula -
Pirelli parla di cinque milioni complessivi - e sono usciti di
scena.
L´avvocato di un gruppo di essi, Laura D´Amico, ieri ha seguito
la lettura della sentenza.
E commenta, pensando alle cause ancora da discutere:
«Dopo tanti anni di attesa, finalmente è stato messo un punto
fermo. Una pietra miliare.
La giustizia ha dato una doverosa risposta ai familiari delle
vittime.
Al di là della quantificazione delle pene, è stato affermato un
principio: la produzione non nello spregio totale dei
lavoratori». (02 ottobre 2008)
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