Non c’è solo Toni Negri a riscuotere il vitalizio parlamentare di
3 mila 108 euro al mese (1.733 euro netti)
senza aver mai messo piede in un’aula parlamentare.
Oltre al leader di Potere Operaio, che nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello stato quando Marco Pannella lo inserì nelle liste radicali, ci sono i cosiddetti onorevoli supplenti, ossia coloro che secondo un meccanismo inventato dagli stessi radicali dovevano sostituire, dopo due anni dall’elezione, i veri eletti.
Quei nomi, adesso, fanno bella mostra di sé nell’elenco dei beneficiari che ItaliaOggi sta pubblicando integralmente in questi giorni. Per ora IO ne ha individuati quattro: Angelo Pezzana, Luca Boneschi, René Andreani e Pietro Craveri.
Tutti con versamento figurativamente quinquennale
percepiscono il vitalizio parlamentare mensile di 3 mila 108 euro, proprio come Toni Negri.
Il piemontese Pezzana, tra i fondatori del partito radicale a Torino e del Fuori,
il primo movimento di liberazione omosessuale, incassa anche il vitalizio quale ex consigliere regionale del Piemonte, Alla camera Pezzana doveva subentrare a Adelaide Aglietta, che a sua volta doveva subentrare al posto di Marco Pannella.
Ma l’Aglietta, essendo segretario del partito si dimise subito
(era stata proclamata il 23 gennaio 1979 mentre le sue dimissioni furono accettate il 31 gennaio 1979).
Ed anche Pezzana rinunciò a fare il parlamentare.
O, meglio, proprio come l’Aglietta, non essendoci l’istituto della rinuncia preventiva, venne proclamato il 6 febbraio 1979 e si dimise il 14 febbraio dello stesso anno.
Ma gli fu sufficiente restare una settimana in carica per guadagnarsi la pensione per tutta la vita.
Avrebbe potuto anche sbrigarsi prima.
Come Boneschi e Andreani che durarono un solo giorno.
O ancor meglio come Craveri, che alla prima seduta del senato, il 9 luglio 1987,
appena qualche ora dopo la proclamazione, si dimise lasciando il posto a Francesco Corleone.
Sul caso di Boneschi, che doveva subentrare a Marcello Crivellini e invece dopo la proclamazione ufficiale,
il 12 maggio 1982, rinunciò dimettendosi il giorno dopo,
allora si disse che lo fece per non godere dell’immunità parlamentare in relazione a una querela scaturita dal caso della morte di Giorgiana Masi (allora egli era l’avvocato dei famigliari della vittima).
Infine, Andreani. Anche lui nel giro di un giorno, era il 20 settembre 1984, fu proclamato e si dimise.
Ma quelle poche ore di permanenza e di
calpestio dell’aula parlamentare gli
fornirono quella rendita a vita che tutti
sognano e che per pochi eletti è divenuta
realtà.
CHE TUTTE LE CASTE POLITICO SINDACALI,
I BUROCRATI PARRUCCONI E MANAGER DI STATO,
I GIORNALI,
LE PROVINCE E GLI ENTI INUTILI
SMETTANO DI SUCCHIARE LA LINFA VITALE DEL BEL PAESE.

