Amianto, 100 milioni al sindacato per tacere
venerdì 18 aprile
2008, 12:25
da IL GIORNALE.IT
di
Stefano Zurlo
Finanziamenti sottobanco ai sindacati.
La Goodyear di Latina ha chiuso nel 2001, ma gli operai continuano
ad ammalarsi e a morire,
stroncati da tumori e altre malattie contratte in quei capannoni
pieni di amianto e sostanze velenose.
Ora, dalle indagini e dagli interrogatori di numerose persone
affiora una verità sconcertante:
l’azienda pagò in nero per molti anni almeno due rappresentanti dei
lavoratori, in cambio i due -
ribattezzati in fabbrica "mister 5 per cento"
- non sollevarono mai il problema delle drammatiche condizioni in
cui lavoravano centinaia di loro colleghi.
Un primo processo, ormai alle battute finali, prova a dare nomi e
cognomi ai responsabili di quella Spoon River ancora in corso:
trentaquattro morti e sette persone ammalate.
Ma nelle pieghe di questo procedimento eccone un altro assai
inquietante:
molte fonti raccontano di quel canale sotterraneo di finanziamenti
andato avanti dagli anni Settanta agli anni Novanta.
La Goodyear non pagava direttamente i sindacalisti, ma aveva elaborato un
sistema invisibile: i soldi passavano dal medico aziendale.
Era lui a girare in nero il denaro ai due,
entrambi iscritti
alla Cisl.
La Procura, che pure ha chiesto l'archiviazione di questo filone, ha
quantificato il denaro versato: circa 100 milioni l’anno.
Cento milioni che avrebbero agevolato la «pace» all’interno dello
stabilimento di Cisterna di Latina
e sarebbero serviti per ammorbidire chi avrebbe dovuto denunciare i
gravissimi pericoli corsi dai lavoratori, ma sconosciuti ai più.
C. S., il medico che operava all’interno della Goodyear con una sua
società,
è morto ma la vedova in un lungo interrogatorio descrive quel che
accadeva:
«Nel 1972 all’atto dell’assunzione dell’incarico i vertici aziendali
di allora, nella persona del signor D.,
gli rappresentarono che l’attività e i relativi corrispettivi che
avrebbe percepito
erano subordinati al pagamento di una quota del 5 per cento ai
sindacalisti, uno dei quali era V. B.;
per tale motivo dette persone erano definite mister 5 per cento”.
Tale compenso doveva essere corrisposto ai sindacati in quanto gli
stessi non dovevano creare problemi,
anche sanitari, alla fabbrica». Chiaro? «La triangolazione -
prosegue la donna
- fra la Goodyear e i sindacati, mediante l’attività di mio marito,
doveva essere tale per ovviare ai controlli, infatti con tale metodo
la società Goodyear non figurava da nessuna parte...
Mio marito ovviamente vistosi obbligato aderì e cominciò a lavorare
corrispondendo il 5 per cento degli incassi a V. B.».
Nel 1992, con la costituzione di una nuova società, l’obolo
raddoppiò passando secondo la vedova di C. S. «dal 5 al 10 per
cento».
Questa situazione si protrasse, a sentire la donna, fino all’ottobre
’96 e sempre con la stessa motivazione:
evitare che i sindacati «creassero problemi nelle materie per cui la
vigilanza era loro demandata».
L. L. P., infermiere attivo in fabbrica dal 1992 al 1997, quando
perde l’incarico, conferma:
«Io ho delle certezze circa il mio allontanamento e cioè che ero a
conoscenza di alcuni fatti particolari
tipo quello delle mazzette che il dottor C. S. pagava ai sindacati
della Goodyear per conto di quest’ultima...
Detto finanziamento avveniva affinché i sindacalisti chiudessero gli
occhi su tante situazioni particolari
la sicurezza e la salubrità della fabbrica».
Chiudere gli occhi, naturalmente, non significa che i rappresentanti
dei lavoratori avessero
compreso nei dettagli i pericoli dei processi di lavorazione.
Si può immaginare che gli oboli fossero utili per evitare
approfondimenti che avrebbero scoperchiato lo scandalo.
«I sindacalisti che percepivano dette mazzette erano tanti, ma
facevano tutti capo a B. V. e B. R. che erano i due capoccioni.
Tale situazione di fatto è accaduta in modo costante durante tutto il
periodo di servizio presso la Goodyear.
Sono venuto a conoscenza di ciò dallo stesso C. S.».
Nel marzo 2001 la Goodyear cessa la produzione;
intanto qualcuno comincia a notare le troppe morti degli operai e
dei tecnici che hanno lavorato a Cisterna di Latina.
E salta fuori non solo che i materiali utilizzati per la gomma come
il nerofumo erano cancerogeni,
ma anche, beffa nella tragedia, che l’amianto era dappertutto: nella
copertura del capannone principale, nelle presse;
perfino i guanti di protezione erano in amianto.
Il sito viene bonificato, la Procura indaga a tappeto e contesta ai
vertici aziendali l’omicidio colposo plurimo per 34 vittime,
il filone sui sindacati scivola invece verso l’archiviazione. Nessun
nome viene iscritto nel registro degli indagati.
La storia potrebbe finire qui, ma un ex dipendente, A. C., si oppone
e chiede nuove indagini.
Secondo il suo avvocato Ezio Bonanni, «era la non sicurezza il nodo
e vi era una vera e propria associazione a
delinquere finalizzata alla frode fiscale, al falso in bilancio e al
concorso in strage o quantomeno in omicidio colposo».
Sarà il gip a stabilire se archiviare la pratica. L’ultimo operaio
colpito da un raro tumore è morto pochi giorni fa.
venerdì 18 aprile
2008, 12:25
da IL GIORNALE.IT
di
Stefano Zurlo
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NOTA DI REDAZIONE |
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sindacato e azienda:
Giano bifronte |
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sindacato e azienda:
Giano bifronte |
Questa notizia si commenta da sola,
ai colleghi degli uffici che spesso
quando parlano col sindacato
hanno la sensazione di parlare
con un'altra faccia dell'azienda stessa.
Sappiano che oltre a quello che la pelle "sente",
ci sono i fatti di cronaca come questi.
Vi basti constatare personalmente che nulla viene fatto per la tutela e
la salvaguardia della salute
nei nostri uffici.
Colleghi guardatevi attorno:
le pulizie sono al minimo, l'areazione è un pianto;
dopo ogni rapina nessun adempimento di tutela e
prevenzione viene messo in atto;
l'uso smodato della fotocopiatrice in luogo di una
modulistica inesistente;
gli inutili fax della filiale di decine di pagine,
quando esistono le più ecologiche mail.
Ma cosa fa l'Azienda Poste e cosa fa il Sindacato...
chiacchiere su chiacchiere
si istituiscono nuove poltrone,
ma i provvedimenti non ci sono.
Cercate nel web e controllate di persona
quanti accordi stipulati senza esito nei fatti.
Abbiamo a che fare con dei delinquenti o con degli
inetti ?
Io vedo solo gente in giacca e cravatta che gira a
vuoto,
guarda, studia il problema... e poi nulla.
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