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DAL PASSATO UNA LEZIONE PER I
DIRIGENTI DI POSTE ITALIANE
"Chi vi scrive è entrato in contatto
con l'ex L'ispettorato medico di via della vite diretto da M. P.
nel 1991-in luogo di una richiesta di
esonero dai servizi esterni prodotta da persona a me
vicinissima."
Allora le Poste avevano la pessima
abitudine, di fronte a persone con reali e gravi problemi di
salute,
di riconoscere solo per 18 mesi
l'inidoneità ai servizi esterni,
questo per non far maturare
giuridicamente l'inidoneità definitiva,
e in sede dell'ultima visita
arrivavano a
negare lo stato reale delle cose e
dichiarando il falso,
certificavano il miracolo di una
salute riconquistata,
riapplicando il malcapitato a
mansioni di nuovo pregiudizievoli per la salute e per
l'integrità fisica.
(poi parlano di morti bianche)
Il dirigente M. P.,
a capo del ex Ispettorato Medico
delle Poste di via della Vite,
ripropose questo "giochino" e il
4.6.93
riapplicò ai servizi esterni la
lavoratrice su detta.
Furono inutili le telefonate a Piazza
Dante e la consultazione con i sindacati,
ai quali si chiedeva,
perché in presenza di una medesima
patologia,
in costanza di stato di salute,
un medesimo collegio medico,
riconoscesse e certificasse
per ben 6 volte un inidoneità che
negava in una settima ulteriore visita.
Tutti concordi: Questa era una
prassi, consolidata.
Dalla quale il malcapitato poteva
uscire
solo in un secondo tempo,
dichiarando un successivo
aggravamento
con proseguo ad libitum di nuove
richieste di temporanee applicazioni,
ai servizi interni.
Tutto questo per non far maturare un
diritto
posto dal legislatore a tutela della
salute,
di chi versa in precarie condizioni
fisiche.
Chiaramente mandai al diavolo in malo
modo sindacati e azienda,
presentai ricorso all'organo
competente e superiore all'Ispettorato sanitario: La ASL.
Che con visita medico collegiale,
annullò l'errore e il responso del
dott. M. P. come da me richiesto,
facendo maturare contestualmente il
diritto, alle mansioni interne.
Ora questo "amarcord" non è fine a se
stesso,
vi dico dove voglio arrivare...
Dopo poco tempo da quella vicenda,
la polizia arrestò il Dott. M. P.,
proprio perché mal operava
agevolando chi invece problemi di salute non aveva,
rispondendo a istanze clientelari,
le più variegate, finanche personali.
Sabino Cassese, giurista italiano,
attualmente giudice della Corte costituzionale,
stigmatizzava il paradosso
nell'operato dei dirigenti pubblici che:
a volte e quando era nei loro
interessi,
riuscivano a praticare l'impossibile
e per contro potevano rendere in
altre circostanze,
l'atto amministrativo dovuto,
anche il più banale,
una chimera irraggiungibile al
cittadino.
Il fine giurista apprezzerebbe forse
questo racconto dove:
a seguito di un MALCOSTUME,
"l'invalido viene certificato come
sano e il sano certificato come invalido,
dalla medesima penna di medico."
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Leggete e meditate gente...
Il pm Castellucci vuole rinviare a
giudizio
i professionisti che avrebbero
sottoscritto moduli in bianco
Falsi invalidi assunti senza visita
Chiesto il processo per 22 medici.
Trovò un posto anche la figlia dell'
ex capo degli ispettori
Il pm Castellucci vuole rinviare a
giudizio i professionisti che avrebbero sottoscritto moduli in
bianco
TITOLO: Falsi invalidi assunti senza
visita Chiesto il processo per 22 medici.
Trovò un posto anche la figlia dell'
ex capo degli ispettori - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
- - - - - - - - - - - - - - - ROMA .
Adesso e' il momento dei medici delle
Poste. Dei "camici bianchi" che avrebbero dovuto scoprire l'
esercito di falsi invalidi assunti per chiamata diretta ma che,
invece, secondo l' accusa hanno
chiuso tutti e due gli occhi favorendoli sfacciatamente.
La magistratura ha chiesto il conto a
22 medici, al direttore dello speciale Ispettorato sanitario
dell' ex ministero delle Poste e alla figlia di
quest' ultimo: anche lei avrebbe
ottenuto il posto di lavoro mostrandosi gravemente ammalata
mentre era perfettamente sana.
L' inchiesta su Invalido poli ha
dunque portato all' ennesima tranche di richieste di rinvio a
giudizio.
Il pm Giorgio Castellucci ha
contestato a M. P., alla figlia F. e ai 22 medici l' abuso d'
ufficio e il falso in atto pubblico.
Il meccanismo che consentiva agli
invalidi fasulli di evitare l' ultimo ostacolo, quello delle
visite in commissione che ne dovevano sancire l' effettivo stato
di salute,
e' stato definito nel capo d'
imputazione: spesso gli aspiranti postini non hanno nemmeno
rischiato di essere bocciati dopo la visita di controllo.
Il motivo? La visita non l' hanno mai
sostenuta: secondo il pm, a disposizione di Puddu c' erano dei
moduli in bianco già sottoscritti dai medici che venivano
riempiti con i dati degli invalidi.
Se i moduli non erano disponibili, c'
era comunque la possibilità di dimostrare che le visite erano
state eseguite dall' intera commissione ma, in realtà ,
ad occuparsene era un solo medico.
Castellucci ha inoltre accusato il
gruppetto di indagati di aver sottoscritto relazioni in cui si
attestava la gravità delle condizioni di salute
dei candidati: i consulenti medici
incaricati dal magistrato di controllare quale fosse la
situazione
hanno accertato che molte persone
ritenute invalide dalla commissione delle Poste godevano di
ottima salute.
Non solo: il direttore dell'
Ispettorato (organo che non e' più in funzione dal ' 94) avrebbe
avviato
la procedura degli ordini di
assunzione, i cosiddetti "dispongo" sottoscritti dal ministro,
senza rilevare che in gran parte dei casi
le domande non erano state
regolarmente protocollate.
Un episodio tutto da raccontare e'
quello dell' assunzione di F. P.
Il padre avrebbe disposto l' ordine
di assunzione della giovane nel giro di una settimana da quando
presentò la domanda,
all' inizio di agosto del ' 91. Tutto
ciò anche se la domanda era irregolare perché tra i documenti
mancava la firma autenticata:
Castellucci ha sottolineato che P. se
ne rese conto e la ripresentò il successivo 28 agosto. A
Civitavecchia tiene banco un' altra storia di Invalidopoli.
Un uomo si e' rifiutato di fare il
cuoco, mansione per la quale era stato assunto come invalido
civile nel ' 92: sottoposto a visita fiscale e' risultato
perfettamente sano,
senza neppure quel 46 per cento di
invalidità che gli aveva assicurato l' iscrizione alle liste
speciali. Protagonista della vicenda e' un dipendente della Usl
RM F,
del quale non e' stata però fornita
l' identità . Nonostante la qualifica, l' uomo le cucine dell'
ospedale le aveva frequentate solo per un brevissimo periodo,
prima di essere trasferito in
ufficio. Nell' ambito del piano di razionalizzazione del
personale e' stato chiesto al dipendente di tornare
alla mansione originaria: ha detto di
non poterlo fare per motivi di salute legati all' invalidità ed
e' scattata la visita medica.
Sulla base del risultato, la Usl ha
inviato un esposto alla Procura di Civitavecchia.
A seguito dell' episodio i
responsabili della struttura sanitaria hanno disposto un
controllo su tutti i 200 invalidi civili che lavorano a
Civitavecchia, Bracciano e Riano Romano
Haver Flavio
Pagina 13
(8 novembre 1995) - Corriere della
Sera
"E' duro essere religiosiquando
certepersonenon vengono maiinceneriteda un fulmine." (Bill
Watterson)
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