il sito per
tutelarti sui problemi dell'inquinamento in-door generato da
stampanti: www.ecotutela.net
dalla rivista Newton (rcs)
marzo 2004
intervista a:
Roberto Bono,
professore di Igiene ambientale dell' Università di Torino
Lo smog in una stanza
Siamo sicuri che contro
l'inquinamento delle città sia meglio rifugiarsi in casa o in
ufficio ?
Secondo le ultime ricerche no: tra le quattro mura si può
rischiare anche di più.
Lo hanno scoperto i ricercatori europei del
centro di Ispra,
con un "simulatore di casa" unico al mondo.
|
L'aria nelle nostre case spesso è più sporca di quella esterna,
contaminata da sostanze dalle caratteristiche particolari,
diverse da quelle degli inquinanti esterni e ancora non ben
definite.
Ed è per questo che è nata "Indoortron", una camera dove
intrappolare l' aria che respiriamo nei luoghi chiusi, per
scoprire quali insidie contiene e quali danni arreca.
Il problema dell' inquinamento domestico risale a qualche decina
di anni fa, come spiega a Newton Roberto Bono, professore di
Igiene ambientale dell' Università di Torino.
"All' inizio degli anni ' 70, in seguito alle crisi
energetiche, si decise, per evitare sprechi di energia, di
costruire edifici sempre più isolati rispetto all' ambiente
esterno e quindi sempre meno efficienti nel favorire i naturali
ricambi d' aria.
L' introduzione massiccia di isolanti spesso sintetici, l'
eliminazione delle infiltrazioni d' aria dai serramenti e la
riduzione della ventilazione, portarono così a un peggioramento
dell' aria confinata, con conseguenze negative sulla salute".
Quindi chiudersi in casa per sfuggire allo smog che avvolge le
città, seguendo il consiglio dato da medici ed esperti nei
periodi in cui l' inquinamento atmosferico si fa più pesante,
risulta spesso inutile. Infatti il più delle volte l' aria nelle
abitazioni e in tutti i luoghi chiusi non è migliore di quella
esterna.
È infatti all' interno che si possono nascondere fonti di
composti potenzialmente pericolosi: fumo di tabacco, polvere,
vapori della cottura dei cibi, esalazioni provenienti dai
detersivi, insetticidi e spray in genere.
Ma anche muri, mobili, moquette e infissi inquinano, perché
rilasciano vapori di colle, di vernici e di pitture. Indoortron,
che si trova al Centro Comune di Ricerche della Commissione
Europea a Ispra (in provincia di Varese), rappresenta uno
strumento unico al mondo per determinare sia quali sostanze
vengano emesse dagli arredi, dai mobili, dai macchinari in
ufficio e perfino dai materiali utilizzati negli abitacoli delle
automobili, sia in che modo esse influiscano sulla qualità dell'
aria che respiriamo nei luoghi chiusi.
Si tratta di composti dalle caratteristiche subdole, perché
evaporano molto facilmente e restano in sospensione nell' aria,
senza che sia possibile sospettare la loro presenza.
Molti sono già conosciuti, come la formaldeide, il benzene o lo
stirene, ma ne spuntano continuamente di nuovi. E persino i
cosmetici possono trasformarsi in nemici della salute: le lacche
per capelli contengono per esempio acetone, lo smalto per unghie
è invece fonte di etilacetato e in molti profumi è presente
metilacetato.
Si tratta di composti innanzitutto altamente infiammabili che,
se inalati in alte quantità, possono provocare irritazioni della
pelle e delle mucose. Ed ecco che, senza rendersene conto, si
soffre per l' inquinamento indoor: mal di testa continui,
bruciori di gola o stanchezza sono solo alcuni dei sintomi.
Le persone più a rischio sono le stesse che soffrono per l'
inquinamento esterno: i bambini, gli anziani e quanti hanno
problemi respiratori o ipersensibilità a qualche sostanza. A
differenza di ciò che accade per l' inquinamento esterno, però,
non esistono "livelli di guardia" accertati e in Italia non vi
sono normative che i costruttori di materiali edilizi, o di
arredamenti, devono rispettare.
Lo scopo finale dei ricercatori del Centro di Ispra è così
trovare, con l' aiuto di Indoortron, un metodo di valutazione
comune a tutti i Paesi europei, che ancora non esiste.
"Si è stimato", spiega a Newton Dimitrios Kotzias, responsabile
dell' Unità di esposizione chimica e fisica a Ispra, "che il
livello di alcuni inquinanti negli ambienti chiusi, dove noi
trascorriamo in media il 90 per cento del nostro tempo, sia due
volte superiore a quello esterno".
Finora gli studi di Kotzias e dei suoi colleghi hanno
individuato centinaia di composti chimici prodotti da svariate
fonti, alcuni dei quali noti per essere tossici, cancerogeni o
mutageni. Si tratta in particolare dei Composti organici
volatili (Voc), costituiti da idrogeno e carbonio, legati o meno
a elementi come l' ossigeno, e che evaporano molto facilmente.
Fra questi il più noto è la formaldeide, formata da due atomi di
idrogeno, un atomo di carbonio e uno di ossigeno. Si tratta di
un gas incolore e dall' odore acre che provoca, in alte
concentrazioni, forti irritazioni agli occhi e alle mucose. È
contenuta principalmente in colle, solventi, pannelli di legno
truciolare e rivestimenti plastici, comunemente utilizzati nella
fabbricazione di mobili e pavimenti.
Altri Voc casalinghi sono il benzene, ritenuto responsabile di
irritazioni di pelle e mucose, nonché se inalato per lungo
periodo anche di modifiche alla struttura del sangue e di
problemi all' apparato riproduttivo, e lo stirene, sostanza
altamente irritante per gli occhi e per il sistema respiratorio.
Sono composti aromatici, formati cioè da un anello di sei atomi
di carbonio, ai quali si legano idrogeno o altro carbonio,
presenti soprattutto nelle colle usate per la posa di parquet e
moquette, ma anche nel fumo.
"Il punto fondamentale è di stabilire a quali livelli tali
sostanze diventano realmente pericolose per la salute", continua
Kotzias.
"E per fare ciò è indispensabile tenere conto di numerosissimi
fattori che possono influenzare l' emissione dei composti, la
loro pericolosità e la loro attività".
Simulando i diversi ambienti chiusi all' interno di Indoortron i
ricercatori hanno iniziato a chiarire la situazione. "Per
esempio", prosegue il ricercatore, "possiamo capire quanto
condizioni come temperatura e umidità dell' aria influiscano sui
Voc, quanto sia utile la ventilazione degli ambienti, in che
misura altri materiali possano assorbire le sostanze modificando
la loro concentrazione, e come i diversi composti interagiscano
fra loro creando altri cocktail più o meno pericolosi".
All' interno di Indoortron la temperatura può essere regolata
fra i 15 e i 45 gradi centigradi, mentre l' umidità può variare
tra il 20 e il 90 per cento. Così è possibile simulare la
situazione tipica degli ambienti europei più diversi per
collocazione geografica, climatica, e nei diversi periodi dell'
anno.
I primi verdetti da Indoortron hanno riguardato due elementi
piuttosto comuni negli ambienti chiusi, le fotocopiatrici e il
fumo di sigaretta.
E non sono per nulla rassicuranti. "Per quanto riguarda le
fotocopiatrici", sottolinea Kotzias, "abbiamo identificato 27
diversi Voc, dei quali molti sono tossici o comunque irritanti.
A macchina spenta la concentrazione totale di queste sostanze è
pari a 32,4 microgrammi per metro cubo, un valore ancora
accettabile.
Ma se la fotocopiatrice si trova in stand by o se sta eseguendo
copie alla velocità media di 200 all' ora la concentrazione
sale, rispettivamente, a 382,6 e 416,7.
I livelli di guardia, pari a 200, sono così superati e per le
persone più sensibili tale concentrazione può provocare seri
disturbi". All' interno di Indoortron la macchina fotocopiatrice
è rimasta accesa per un mese e mezzo senza fare copie: si è così
scoperto che i valori dei Voc diminuiscono sensibilmente nel
giro di 2 3 settimane, ma la macchina continua a rilasciare una
quantità di composti organici volatili pari a 360 microgrammi
per metro cubo.
Come difendersi allora ? "Sebbene i modelli più recenti di
fotocopiatrici emettano una minore quantità di sostanze
tossiche, esiste, per ora, un solo modo per tutelarsi, finché
non verranno fissati criteri più rigidi per diminuire l'
emissione di questi composti: ventilare spesso e per periodi
abbastanza lunghi le stanze", raccomanda Kotzias.
La tendenza di collocare in molti uffici le fotocopiatrici in
stanzini angusti e senza finestre appare quindi un deciso
controsenso.
Aprire le finestre per cambiare aria sembra invece una strategia
del tutto inutile nel caso del fumo di sigaretta.
"La concentrazione di moltissimi composti presenti nel fumo",
spiega lo scienziato, "non diminuisce ventilando l' ambiente,
come abbiamo dimostrato in numerose simulazioni con Indoortron".
In particolare il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto, i
composti aromatici e la nicotina restano comunque in
sospensione.
"Per ripulire l' aria da queste sostanze", aggiunge Kotzias,
"sono necessari impianti di depurazione potenti, spesso ancor di
più di quelli già in uso in molti locali pubblici". Così in
situazioni del genere l' unica soluzione è non fumare in luoghi
chiusi e non frequentare ambienti sprovvisti di validi impianti
di depurazione.
Ma è chiaro che poi, a casa propria, ognuno può regolarsi come
crede.
"Fra le numerose difficoltà incontrate per combattere l'
inquinamento indoor", conferma il ricercatore, "c' è il fatto
che non si può interferire nella sfera personale delle singole
persone. In casa propria ciascuno è libero di fumare, di
comprare un tavolo o un altro mobile di proprio gusto e di usare
i detersivi che ritiene più utili.
Non possiamo dire alle persone come comportarsi in un ambiente
privato". L' unico modo per risolvere il problema, sottolineano
gli scienziati di Ispra, è a monte.
"Dovrebbero almeno essere imposti limiti e regole precise
affinché oggetti di arredo, pitture e vernici non contengano
sostanze pericolose o quantomeno che siano presenti in quantità
trascurabili". Nel futuro della qualità dell' aria domestica non
ci saranno però solo divieti. La scienza e la tecnologia
potranno venire in aiuto per eliminare in maniera automatica
alcuni degli inquinanti più diffusi. Al Centro di Ispra si
lavora anche su questo.
E in particolare su nuovi materiali che possono rende
"autopulente" un' abitazione. "In particolare", spiega Kotzias,
"si tratta del biossido di titanio, un composto in grado di
compiere una fotocatalisi degli inquinanti; utilizza cioè la
luce solare per ossidare composti e sostanze pericolose
facendole diventare innocue.
Il biossido di titanio ha una forma minerale detta anatasio ed è
già stato usato come ingrediente del cemento. Utilizzandolo per
costruire mattoni si potrebbero ottenere delle case
autopulenti".
Una sperimentazione effettuata in diversi laboratori italiani
ha mostrato che l' anatasio riesce ad abbattere di due terzi gli
ossidi di azoto in quaranta minuti di attività. "Per ora",
conclude Kotzias, "l' unica alternativa offerta al consumatore è
rappresentata da vernici e materiali definiti ecologici, molto
costosi e la cui efficacia è di difficile valutazione.
Solo se tutta l' Europa ragionerà con una sola testa,
stabilendo dei parametri precisi di qualità dell' aria
domestica, il problema potrà essere davvero risolto". (ha
collaborato Monica Marelli).
La trappola per lo smog di casa: Indoortron è composto da due
parti: la stanza di 30 metri cubi, dove è possibile regolare
temperatura, umidità e composizione dell'aria, e un' anticamera
con gli strumenti per controllare e impostare tutti i valori.
All'esterno si trovano i filtri e i dispositivi per ripulire o
inquinare l'aria della stanza e la camera di controllo dalla
quale si verificano e registrano tutti i parametri.
La camera è costruita in acciaio inossidabile, teflon e vetro,
materiali che emettono quantità trascurabili di sostanze
inquinanti e che non assorbono quelle immesse volontariamente,
non interferendo così con le rilevazioni. Le insidie nascoste
nell'aria di casa:
BENZENE: Fonti: colle per pavimenti, fumo di sigaretta Rischi:
irritazione di pelle e mucose.
Attuali livelli di guardia: 1000 microgrammi per metro cubo.
TOLUENE: Fonti: vernici nelle quali è usato come solvente
Rischi: irritazione degli occhi e del sistema respiratorio.
Attuali livelli di guardia: 37.000 microgrammi per metro cubo.
STIRENE: Fonti: colle per pavimenti, fumo di sigaretta. Rischi:
irritazione degli occhi e del sistema respiratorio.
Attuali livelli di guardia: 21.000 microgrammi per metro cubo.
AMMONIACA: Fonti: detergenti per la casa. Rischi: irritazione
degli occhi e del sistema respiratorio.
Attuali livelli di guardia: 3200 microgrammi per metro cubo.
FORMALDEIDE: Fonti: colle, solventi, pannelli di legno
truciolare, rivestimenti plastici e tessuti. Rischi: irritazione
degli occhi e del sistema respiratorio.
Attuali livelli di guardia: 94 microgrammi per metro cubo.
IPOCLORITO DI SODIO (VARECHINA). Fonti: detergenti e sbiancanti.
Rischi: irritazione di occhi e pelle. Attuali livelli di
guardia: non determinati.
CARBONATO DI SODIO (SODA SOLVAY): Fonti: detergenti e
sbiancanti. Rischi: irritazione degli occhi e del sistema
respiratorio. Attuali livelli di guardia: non determinati.
ACIDO CLORIDRICO (O MURIATICO): Fonti: prodotti per pulizia.
Rischi: irritazione degli occhi e del sistema respiratorio. Se
mescolato con sostanze alcaline (soda caustica, varechina e
carbonati) sprigiona gas tossici. Attuali livelli di guardia:
2700 microgrammi per metro cubo.
IDROSSIDO DI SODIO (SODA CAUSTICA). Fonti: prodotti per pulizia.
Rischi: irritazione di occhi. Attuali livelli di guardia: non
determinati.
ACETONE: Fonti: solvente per smalto per unghie.
Rischi: irritazione di pelle e mucose. Attuali livelli di
guardia: non determinati.
TRICLOROETILENE (TRIELINA): Fonti: prodotti per pulizia e
solventi. Rischi: irritazione di occhi e sistema respiratorio.
A lungo termine può provocare danni al sistema riproduttivo.
Attuali livelli di guardia: 2000 microgrammi per metro cubo.
METILACETATO: Fonti: lacche per capelli e profumi. Rischi:
irritazione degli occhi e delle mucose. Attuali livelli di
guardia: 10.000 microgrammi per metro cubo.
ETILACETATO: Fonti: lacche per capelli e profumi Rischi:
irritazione degli occhi e delle mucose. Attuali livelli di
guardia: non determinati.
ESSENZA DI TREMENTINA (ACQUARAGIA): Fonti: cera per legno
Rischi: irritazione della pelle e delle mucose. Attuali livelli
di guardia: non determinati.
Un aiuto dalle piante: depuratori naturali: ecco cosa sono le
comuni piante d' appartamento secondo Bill Wolverton,
ricercatore della Nasa che oggi si occupa di strategie
alternative per la purificazione degli ambienti.
Gli esperimenti sono stati condotti da Wolverton sigillando le
varie piante in camere di plexiglass, nelle quali sono state
immesse varie sostanze.
Così per esempio si è scoperto che il filodendro è il più
efficiente nel rimuovere la formaldeide, seguito dalla dracena e
dallo spatifillo. Ora gli scienziati stanno lavorando per
mescolare tecnologia e natura: per esempio realizzando una
specie di filtro vivente, dove la pianta affonda le radici nel
carbone attivo e neutralizza così un maggior numero di sostanze
chimiche assorbite dall'aria.
Intanto, raccomandano gli scienziati, si può arricchire la casa
con queste piante antinquinamento collocandole nelle stanze in
cui si passa più tempo. |
|
|
|
|