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"Impatto sanitario dell'esposizione a fumo
ambientale in Italia",
è il titolo dell'articolo comparso
sull'ultimo numero (gennaio-febbraio 2001) della rivista
"Epidemiologia e Prevenzione".
Forastiere e collaboratori della Asl di Roma
e della Agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio, tracciano per la prima volta un quadro dei
danni da fumo passivo (FP) in Italia.
Basso peso alla nascita, morte improvvisa del
neonato, malattie respiratorie nei bambini, tumori polmonari e malattie ischemiche del
cuore sono gli effetti sulla salute che vengono considerati in
questa rassegna.
Si tratta delle malattie per le quali sono
disponibili nella letteratura scientifica conoscenze consolidate
da revisioni degli studi pubblicati.
Da queste revisioni gli Autori ricavano il
rischio relativo, cioè l'aumento di probabilità di ammalarsi per
chi subisce il fumo altrui.
L'altro ingrediente è rappresentato dalla
stima del numero di esposti,
che gli Autori ricavano dalle statistiche
dell'ISTAT o da studi di popolazione condotti nel nostro paese.
Vediamo ciascuna di queste condizioni
morbose.
Il basso peso alla nascita (<
2500 grammi) è una condizione
predisponente per morbosità e mortalità in età infantile.
Il fumo della madre in gravidanza è un
fattore accertato per questa condizione: i figli di madri
fumatrici hanno un rischio circa doppio di nascere sottopeso.
Ma anche il fumo passivo, sia in casa sia in
ambiente di lavoro è associato, in misura minore ma importante a
questa condizione.
La sindrome della morte improvvisa del lattante (detta anche
SIDS o "morte in culla") colpisce,
soprattutto tra i due e i quattro mesi di
vita, i bambini apparentemente sani.
E' una causa frequente di morte nel primo
anno di vita.
Posizione prona durante il sonno, bambino
troppo coperto e fumo della madre durante e dopo la gravidanza
sono i fattori di rischio accertati.
La valutazione presentata dagli autori si
riferisce solo alla esposizione al fumo della madre dopo la
nascita e mostra un rischio doppio di morte improvvisa per i
bambini nel primo anno di vita.
Le infezioni respiratorie sono molto comuni nei primi anni di
vita.
Sono sia una importante causa di malattia,
sia rappresentano una condizione
predisponente per l'instaurarsi di asma e di altri disturbi
respiratori nelle età successive.
L'esposizione al fumo di almeno un genitore
comporta un aumento del rischio del 57 %.
L'asma consiste in una aumentata reattività
delle vie aeree.
I sibili respiratori rappresentano il segno
clinico di questa malattia e sono associati in maniera
convincente in più di uno studio.
Questa condizione è anche associata al fumo
della madre in gravidanza che "può provocare persistente
riduzione della funzione polmonare e rallentamento del
successivo sviluppo dell'apparato respiratorio".
L'infiammazione dell'orecchio medio rappresenta una patologia
frequente in età pediatrica.
Questa può essere sia acuta che cronica
associata a persistenti secrezioni.
Per questa patologia, l'esposizione al fumo
di almeno un genitore comporta un aumento del rischio di circa
il 50%.
Passiamo agli adulti.
Il tumore del
polmone rappresenta il tumore più frequente nel sesso maschile e
si avvia ad esserlo nel sesso femminile.
Si tratta di una patologia di esito
infausto.
Solo il 9% dei casi sopravvive dopo 5
anni dalla diagnosi
e non esistono interventi di diagnosi precoce
che abbiano sino ad ora dato prova di efficacia.
Il fattore di rischio più importante è il
fumo attivo di sigaretta, responsabile di almeno il 90% dei
casi.
Anche il fumo passivo, sia quello del
coniuge, sia quello subito in ambiente di lavoro,
sono
responsabili di una quota di questi tumori tra i non fumatori.
Sono le donne a subire di più il fumo del
coniuge (il 62,4% contro il 14,6% degli uomini),
mentre in ambiente di lavoro la stima del
numero di maschi non fumatori esposti è del 62,4 % contro il
38,5% delle donne.
Queste percentuali sono calcolate su tutti
gli italiani, e tengono anche conto delle differenti
percentuali di uomini e donne che lavorano.
L'incremento di rischio associato ad esposizione del coniuge è
del 24%,
mentre quello per esposizione in ambiente di lavoro è
del 39%.
Il rischio maggiore per l'ambiente di lavoro
riscontrato negli studi di popolazione è spiegato dalla maggior
durata di permanenza in ambienti pieni di fumo ed alla
impossibilità,
spesso, in ambiente di lavoro di adottare
comportamenti (ad es. cambiare stanza) per limitare
l'esposizione al fumo degli altri.
Come già riportato nel numero 2
dell'Osservatorio,
è sul negare gli effetti del FP che si sono
accanite le multinazionali del tabacco.
E la storia non sembra finita qui ...
Ma l'esposizione a FP è anche responsabile di malattie
cardiovascolari ed in particolare della cardiopatia ischemica,
condizione morbosa che esita in infarto,
angina e morte improvvisa.
Questa condizione è particolarmente frequente
in età anziane e ciò rende ragione delle stime più elevate di
casi per esposizione al fumo del coniuge, valutata per tutta la
vita,
rispetto ai casi attribuibili alla esposizione in ambiente
di lavoro, valutata solo tra i 35 e i 65 anni.
L'aumento di rischio, sia da
esposizione a fumo del coniuge, sia in ambiente di lavoro è di
circa il 20%.
Questo rischio viene "spalmato" sia sui
soggetti non fumatori, sia sugli ex fumatori da più di 5 anni.
Questo panorama, davvero sconvolgente, è riassunto nella
successiva tabella, tratta dal lavoro.
Come dicono gli Autori, "I danni delle
esposizione a fumo passivo sul neonato e nei primi anni di vita
sono rilevanti ed altrettanto elevata è la morbosità indotta
sull'apparato respiratorio dei bambini.
Tra gli adulti, le donne sono numericamente
le più colpite, specie in ambiente domestico e per patologia
cardiovascolare.
Anche l'ambiente di lavoro, come è evidente
dalla tabelle, riveste una grande importanza.
|
Bambini
|
|
Esito
|
Esposizione
|
Numero di affetti
(casi per anno)
|
% esposti a FP
|
Rischio relativo
|
Casi da FP
|
|
Basso peso alla nascita(<
2500 grammi)
|
Ambiente di lavoro durante la gravidanza
|
25.597
|
22.7
|
1,38
|
2033
|
|
Morte improvvisa in
culla
|
Fumo della madre
|
516
|
21.7
|
1,94
|
87
|
|
Infezioni acute delle basse vie respiratorie (0-2 anni)
|
Fumo di un genitore
|
360.583
|
47.6
|
1,57
|
76.954
|
|
Otite media
|
Fumo di un genitore
|
449.066
|
47.6
|
1,35
|
64.130
|
|
Adulti
|
|
Tumore del polmone
|
Fumo del coniuge per soggetto non fumatore
|
2.164
|
14,6 M
62,4 F
|
1,24
|
221
|
|
Tumore del polmone
|
Fumo dei colleghi di lavoro
|
2.164
|
62,4 M
38,5
|
1,39
|
324
|
|
Malattie ischemiche del cuore
|
Fumo del coniuge per soggetto non fumatore
od ex da più
di 5 anni
|
41.472
|
11,5 M
24,9 F
|
1,25
|
1896
|
|
Malattie ischemiche del cuore
|
Fumo dei colleghi di lavoro per soggetto
non fumatore od
ex da più di 5 anni, tra 35 e 64 anni
|
4.844
|
27,5 M
18,4 F
|
1,21
|
1,21
|
Come leggere la tabella.
La prima colonna riporta la
patologia per la quale viene stimato l'effetto del FP.
La seconda le circostanze in cui
avviene l'esposizione a fumo passivo ed il gruppo di soggetti
considerato.
La terza il numero di casi di quella
malattia che insorgono ogni anno tra i non fumatori e,
per le cardiopatie, anche tra coloro
che hanno smesso di fumare da più di 5 anni.
La quarta riporta la percentuale,
stimata mediante inchieste in popolazione di quanti casi hanno
subito quella esposizione.
Negli adulti questa percentuale è
divisa tra maschi e femmine.
La quinta il rischio relativo, cioè di
quanto aumenta la probabilità di ammalarsi per la patologia in
questione il fatto di essere esposti a FP.
Un rischio di 1,21 significa un 21% di
probabilità in più di ammalarsi tra chi è esposto.
Finalmente nell'ultima viene stimato il
numero di casi per anno di quella malattia o condizione morbosa
dovuti al FP.
Una nutrita bibliografia, tutta riferita nel testo, completa
questo articolo che merita l'approfondita lettura di tutti
coloro che,
a vario titolo, operano in difesa della
salute.
L'articolo in esteso, per gentile concessione dell'Editore di
Epidemiologia e Prevenzione, è disponibile sul sito
dell'Osservatorio.
Che fare?
Di fronte ad un bimbo che ha
problemi respiratori, tutti i pediatri dovrebbero chiedere ai
genitori se fumano in presenza del figlio
e di interrompere questa pessima
abitudine.
Oltretutto l'avere un genitore fumatore
è per un ragazzo un fattore predisponente perché anch'egli
diventi fumatore.
In famiglia, il coniuge che subisce il fumo dell'altro dovrebbe
essere meno tollerante e cercare una via per farlo smettere.
Sul lavoro, tolleranza zero per chi
espone o lascia esporre i lavoratori
(vedi la Guida dell'Osservatorio sul
fumo passivo in ambiente di lavoro, disponibile anche sul sito).
Nelle comunicazioni e nei rapporti sociali, ritenere non più
ammissibili posizioni di tolleranza anche per "bassi livelli"
di esposizione o per chi continua a
sostenere che gli effetti sono ancora da dimostrare o che si
tratta addirittura di fandonie.
Per saperne di più:
F. Forestiere, E. Lo Presti, N.
Agabiti, E. Rapiti, CA Peducci Impatto sanitario
dell'esposizione a fumo ambientale in Italia
Epidemiologia & Prevenzione anno
26 (1) gennaio-febbraio 2002.
Reperibile ai
siti:
www.istitutotumori.mi.it/int/Osserv_tabacco/Oss_tabacc.asp
www.zadig.it/eprev
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