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La  Filibusta 

COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA

SUGLI INFORTUNI SUL LAVORO, CON PARTICOLARE RIGUARDO

ALLE COSIDDETTE «MORTI BIANCHE»

MISSIONE A GENOVA

AUDIZIONI SVOLTE PRESSO LA PREFETTURA DI GENOVA

Senato della Repubblica – 28 – XIV Legislatura

testo integrale

segue stralcio riguardante malattie professionali e toner:

audizione del funzionario Inail Pastorino

PASTORINO. Sono Pietro Pastorino, direttore provinciale dell’INAIL di Genova. Abbiamo preparato per i membri della Commissione una tabella con alcuni dati, ma, anche nel mio caso, come per il dottor Caserta, la ristrettezza dei tempi ha limitato la possibilita` di fornire dati completi sull’andamento del fenomeno infortunistico e delle malattie professionali nel settore portuale e nel sistema della cantieristica, sia di costruzione che di riparazione.

I primi dati che oggi vi forniamo non sono nella disponibilità del sistema informatico a livello locale: abbiamo dovuto interessare il servizio statistico attuariale di Roma per queste prime elaborazioni. Abbiamo preso in considerazione le aziende iscritte alla voce di tariffa 6421 e 6422 (che sono le lavorazioni riparazione navale e costruzione di navi nuove); sulla base di quest’estrazione, abbiamo enucleato un certo numero di aziende, che vi abbiamo elencato. Per quanto riguarda il sistema della cantieristica di ricostruzione e di riparazione, abbiamo dati completi. I dati sono meno completi per quanto riguarda le Società operanti nel cosiddetto ramo commerciale del porto, sia nelle attività di imbarco e sbarco sia nelle attività ad esse connesse.

Abbiamo preso in considerazione, per il momento, la Compagnia unica lavoratori merci varie, che storicamente e` l’azienda di imbarco e sbarco nel porto di Genova, e, ovviamente, abbiamo anche analizzato la situazione di altre aziende terminaliste con i relativi infortuni.

Se ci e` consentito, faremo pervenire alla Commissione, nei tempi tecnici di circa due settimane, un’elaborazione completa di questi dati, nei quali, ad esempio, non e` presente tutta una galassia di imprese che operano nel sistema portuale e che sono, a tutti gli effetti, imprese (e lavoratori) operanti nel porto: penso alle centinaia e centinaia di case di spedizione, agli agenti marittimi, ai fiduciari, ai fornitori navali e a quanti altri operano nel sistema portuale. Infatti, non dobbiamo commettere l’errore di considerare soltanto le imprese terminaliste, cioè il classico camallo di una volta che non esiste più , per quanto riguarda i lavoratori addetti alle operazioni di imbarco e sbarco. Intanto, c’e` un dato significativo anche relativamente a tali lavoratori. Penso sia anche necessario disaggregare i dati cosi ottenuti per ogni singola impresa, considerando ogni dato ricavato su un arco di osservazione statistica di almeno un triennio, e, per ogni impresa, cercare di capire la gravita dell’infortunio, la sede della lesione, l’agente materiale e, ovviamente, la ripetitività e la ricorrenza di tali eventi.

Infatti, questo tipo di analisi ci porta a ragionamenti più completi sull’organizzazione del lavoro, sull’effettiva rischiosità dell’impresa e del rapporto tra l’attività` dell’impresa ed il sistema più complessivo entro il quale essa operi.

Anche per le malattie professionali, i dati riguardano casi denunciati: altra cosa sono i dati relativi agli infortuni e le malattie professionali definiti.

Da questo primo ragionamento, possiamo evincere che – pur con quei limiti, perché abbiamo solamente uno spaccato, una parte delle aziende, mentre anche in quelle altre imprese che ricordavo prima avvengono degli infortuni – nel 2004 abbiamo 1.139 infortuni e 63 casi di malattie professionali.

In questo report, il dato comprende la Compagnia unica; quindi, andrebbe scorporato. Ma mi riservo, per l’appunto, di consegnarvi in seguito un lavoro ben piu` mirato e preciso.

Stando cosı` le cose, se si potesse gia` fare un provvisorio e superficiale rapporto, la prima considerazione che si potrebbe fare e` che, tenuto conto che l’andamento infortunistico della sede di Genova, escluso il Tigullio, comprende circa 15.500-16.000 infortuni all’anno, gli infortuni che accadono nel sistema della riparazione navale e nella cantieristica di costruzione delle principali imprese terminalistiche rappresentano circa l’8-9 per cento degli infortuni complessivi che accadono nella Provincia di Genova  (ripeto, escluso il Tigullio, perchè lì c’e` un’altra sede del l’INAIL).

Ma questi dati, dopo, potranno essere tutti riconsiderati.

Dispongo anche di altri dati, ma mi riservo di fare in seguito un discorso più` completo anche per quanto riguarda le malattie professionali ed

il tipo di malattia professionale denunciata.

Oggi si registrano circa 600-700 malattie professionali all’anno.

Il 2004 e` stato un anno particolare, perché sono state presentate – con riferimento alla compagnia portuale – molte domande, da parte di dipendenti od anche ex dipendenti, per spondilo artrosi, una malattia da postura.

Sono state avanzate richieste di indennizzo per affezioni derivanti da posture incongrue, con la precisazione dei lavoratori di essere stati esposti, nella guida di macchine e di mezzi, a posture non adatte.

Si tratta di una problematica del tutto nuova, che ci fa riflettere molto.

Fino ad adesso non l’abbiamo riconosciuta, perché si tratta di soggetti anziani e potremmo anche correre il rischio di trovarci con lavoratori di tutta Italia di una certa età che, lamentando mal di schiena, potrebbero rientrare in questa tipologia.

Detto questo, noi esaminiamo comunque queste problematiche con assoluto scrupolo medico-legale.

Sarebbe anche interessante analizzare le cause di rischiosità nel lavoro portuale, ma riferite a situazioni degli anni passati,

quando si sbarcava il nerofumo

(il che, adesso, non avviene più).

Ora indennizziamo

molte malattie professionali,

anche aventi un esito infausto.

Ricordo, infatti, che l’insorgenza di parecchi tumori

(come il cancro alla vescica o ad altri «organi bersaglio»)

ha un’eziologia professionale molto precisa.

Questo stralcio di audizione è
fondamentale   è come se dicesse
"allora non conoscevamo il rischio del nero fumo"
oggi che non si scarica più
ci rendiamo conto
dai dati che creava
cancro alla vescica o ad altri organi bersaglio
ora capiamo...
ha un'eziologia professionale molto precisa...

Dott. Pastorino ...
non si scarica più, ma ora è in tutte le case e gli uffici come mai non date l'allarme ?
segue dicendo però la situazione di rischio ora non c'è più ...

occhio...>>

Si riferiscono, però, alla situazione di rischiosità
di 10-20-30-40 anni fa: questa e` la questione.

Si tratta di una prima indicazione di dati, della cui superficialità ed incompletezza mi scuso.

Penso, però, che – ho sentito anche i nostri responsabili del servizio statistico attuariale di Roma –

potremmo fare un lavoro più completo e dettagliato, intanto prendendo in considerazione un preciso arco di tempo, poi confrontando dati omogenei, prendendo in esame, infine, periodi più ampi.

Vorrei aggiungere qualcosa sul problema dell’amianto, considerato che il dottor Caserta ha affrontato giustamente il problema.

Tanto per dare una dimensione del fenomeno, al 15 giugno del 2005 abbiamo ricevuto circa 30.000 nuove domande di riconoscimento  di esposizione all’amianto.

PIZZINATO (DS-U). Di queste, quante sono di marittimi?

PASTORINO. Mi pare che 4.000 siano di marittimi. Comunque, stiamo lavorando anche su questa tematica.

(Senato della Repubblica – 30 – XIV Legislatura Commissione parlamentare d’inchiesta Resoconto Sten. 17 ottobre 2005)

Ormai l’Istituto si e` impegnato a protocollare tutte le domande entro il 31 dicembre 2005, in modo che poi si sia in condizione, nei mesi successivi, di valutarle, perché ad oggi non abbiamo avuto materialmente le forze per farlo.

Nel 1997, ci sono stati circa 30.000 procedimenti conclusi, 15.000 positivi e gli altri negativi; in queste 30.000 domande, abbiamo un pò di tutto, dalle 4.000 domande della Compagnia unica, di coloro che sono andati in pensione prima del 1992, che avanzano la pretesa – secondo noi non percorribile giuridicamente – del riconoscimento di esposizione all’amianto.

Faranno poi ovviamente causa (so che vogliono rivolgersi alla Corte di giustizia delle Comunità europee ed altrove).

Ci sono molte altre categorie per le quali il riconoscimento dell’esposizione all’amianto sembrerebbe problematico.

Siccome la disciplina legislativa, poi, ha anche facoltizzato l’esposizione fino al 2003, abbiamo ricevuto moltissime domande – sto parlando dell’ordine di migliaia e migliaia – volte a riconoscere l’esposizione nel periodo dal 1992 al 2003.

Le nostre disposizioni sono molto rigorose e soltanto nell’ipotesi in cui, sulla base di documentazione presentata e validata, possa essere riconosciuta un’esposizione successiva, la nostra Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione (CONTARP) verifica nel concreto la sussistenza dei requisiti, relativamente ad uno sfondamento degli atti di indirizzo confermati.

Questo e` il quadro della situazione.

CURTO (AN). Gli atti di indirizzo, molto spesso, sono andati in senso opposto alla disciplina legislativa.

PASTORINO. In che senso?

CURTO (AN). Non voglio certo entrare in polemica con lei, sotto il profilo squisitamente politico, su alcuni atti di indirizzo

che hanno reso molto più complessa la normativa sull’amianto.

Sono piuttosto molto incuriosito dalla sua posizione preventiva, vale a dire quella di respingere

a priori l’istanza dei 4.000 lavoratori.

Mi sembra che le disposizioni siano abbastanza chiare ed anche sufficientemente rigorose: si definiscono le condizioni per beneficiare delle disposizioni di legge.

Tant’e` vero che il problema serio non e` stato mai d’individuare se ci fossero o meno i requisiti e le prerogative, ma e` stata la certificazione, cioè un fatto tecnico e non di merito.

Ecco perché dico che, anche per quanto riguarda la stessa disciplina legislativa che prevedeva la dismissione dell’amianto, qualcuno

dovrà pagare: se non paga, se non c’e` il riconoscimento del danno, vuol dire che pagheranno le imprese, ma qualcuno dovrà  pagare per il danno subıto dai lavoratori.

PRESIDENTE. Questi sono aspetti che vanno al di là delle notizie fornite, anche perchè c’e` una giurisprudenza in merito.

CURTO (AN). Il senatore Pizzinato era Sottosegretario di Stato, quando affrontammo il tema.

Senato della Repubblica – 31 – XIV Legislatura

Commissione parlamentare d’inchiesta Resoconto Sten. (17 ottobre 2005)

FABBRI (FI). Non ha fatto il senatore Pizzinato gli atti di indirizzo e

non era egli Sottosegretario quando e` successo questo.

Chiudiamo qui il tema, non possiamo riaprire la questione dell’amianto.

PASTORINO. A Genova abbiamo tutti gli atti di indirizzo che sono stati prodotti in Italia, a differenza di altre realtà,

e questo spiega un po’ la questione.

Abbiamo l’atto di indirizzo dell’energia, dell’Ansaldo, dell’ENEL, della cantieristica di costruzione e di riparazione, dei portuali,

degli spedizionieri, della siderurgia.

PIZZINATO (DS-U). E tutti convalidati da una norma inserita in un decreto-legge.

PASTORINO. Un decreto-legge dell’agosto di qualche anno fa, ripreso

recentemente nell’ultima disposizione legislativa sull’argomento.

testo integrale con altre audizioni sul tema

 

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